IL MOTTO

ANCOR NON É NOTTE A CINGOLI

Tale motto, di enorme ricchezza semantica, e assurto a vera e propria forma proverbiale nella cultura cingolana, è già ricordato come assai antico (vetus) nell’ultimo dei quattro pentametri latini che il raffinato umanista settempedano Francesco Panfilo (vissuto nella seconda metà del XV secolo) dedicò a Cingoli nel suo celebre poema Picenum (che sarà edito però soltanto nel 1575 per l’interessamento del medico e filosofo Giano Matteo Durastante di Montesangiusto):

Undique cernuntur Labieni condita summo

Illyricis etiam moenia celsa jugo

Ut merito valeat vetus illa paremia dici,

Nondum cinguleis nox venit atra jugis

.

che in italiano suona:

.

Da ogni parte, persino dall’Illiria, si scorgon

L’alte mura di Labieno sulla sommità d’un monte,

perché a ragione si possa ripeter l’antico detto:

Scesa ancor non è su Cingoli l’oscura notte!


Questo motto, che come si è già detto ha assunto col tempo valenze traslate, fu coniato originariamente a sottolineare la posizione elevata della città; posizione che faceva sì che dei centri abitati dell’intera antica Provincia picena Cingoli fosse l’ultima toccata dai raggi del sole, e, quindi, l’ultima avvolta dalle ombre notturne.